Il toponimo di "Erberia" è riportato nel documento aprocrifo del 780 in cui Carlo Magno delinea i confini della Diocesi reggiana (1). Rubiera o "Herbaria" compare in un placito dell'anno 945 in possesso della famiglia comitale dei Supponidi per passare nel XII secolo agli Obertenghi ed ai Bianchi di Lunigiana (2). "Herberia" è ricordata nel 1077 in un diploma di Arrigo III in favore di Ugo e Fosco figli del Marchese Azzo d'Este. Il Tiraboschi non esclude tuttavia che la prima menzione possa riferirsi invece al 1029 secondo un documento citato dal Muratori che riporta la vendita di molti castelli e terre agli Estensi (3). Già nel 1099 si cita un "actum Castro Erberia" (4). La "curtis Herberia medietatem et Plebem Sancti Faustini" è riconosciuta in favore del Monastero di S. Salvatore di Pavia in una bolla di Urbano III del 22 maggio 1186 (5). La corte doveva comunque probabilmente trovarsi in altro sito rispetto a quello dove sorger il castello. Una prima chiesa, è nominata nel 1180 in un "actum Herberiae infra Ecclesiam" (6). Il castello di Rubiera viene costruito nel 1200 dal Comune di Reggio a difesa della via Emilia e del transito sul Secchia (7). Rubiera ebbe una rilevante importanza strategica e militare per l'Emilia durante il medioevo. La sua fondazione è assimilabile a pieno titolo a quella delle 'terre murate' toscane od alle 'bastides' francesi e dovette essere concepita secondo un progetto urbanistico unitario (8). Nel più antico estimo delle case compilato dal Comune di Reggio nel 1204 vi troviamo registrate ben duecentosei unità immobiliari occupate (9). Il popolamento fu particolarmente favorito dalle agevolazioni offerte dal Comune reggiano e rapidamente completato. Nel 1270 tra le entrate del Comune di Reggio si annoverano "casamenta omnia in castro de Herberie et ipsum castrum" (10). Importanti opere di restauro furono intraprese dai reggiani a partire dal 1326 sotto la direzione dell'Ingegnere Lozio da Guinzolo (11). Le vicende di Rubiera furono legate per molti secoli a quelle della famiglia Boiardo che possedeva il dominio nel territorio fin dall'XI secolo. Essi furono comunque soggetti all'autorità civile e militare del Comune di Reggio fino al 1290 quando, sotto Obizzo d'Este, Signore di Reggio e Modena, fu costituito il Comune. Diverse sono le vicessitudini di Rubiera nel corso del XIV secolo passando attraverso alterni domini ed occupazioni. Nella seconda metà del Trecento i Boiardo ottennero l'investitura delle terre dal Legato Pontificio Cardinale Egidio Albornoz mantenendosi negli anni successivi fedeli agli Estensi. Con il consolidarsi del dominio Estense su Reggio e Modena, a partire dal 1409, cresce l'importanza strategica e militare di Rubiera (12). Per questi motivi nel 1423 il Marchese Nicolò III d'Este concluse un trattato con il quale cedeva ai Boiardo la villa di Ostellato nel ferrarese, l'investitura di Arceto, Scandiano, di Gesso dei Malapresi, di Torricella ed altri beni in cambio del territorio e del castello di Rubiera (13). Ai Boiardo successero i Sacrati, nobile famiglia ferrarese da tempo fedele agli Estensi. Essi si insediarono nel trecentesco palazzo precedentemente abitato dai Boiardo e che da allora porta il nome dei Sacrati. In seguito questi ne intrapresero importanti modifiche. Il paese antico era articolato con uno schema planimetrico a perimetro rettangolare con i lati lunghi in senso est-ovest. I lotti sono ripartiti da una maglia stradale ortogonale o più propriamente 'a spina di pesce' impostata sulla direttrice principale costituita dalla via Emilia, interrotta all'uscita occidentale del borgo dalla presenza della rocca. Questa presentava un formidabile impianto fortificato dalla struttura compatta a pianta quadrangolare con cortile centrale, articolata ai vertici a quattro grandiosi bastioni dal paramento scarpato. L'epoca di origine di questo impianto è più propriamente da ricondursi ai lavori di fortificazione compiuti dopo il definitivo passaggio del paese sotto il dominio estense nel 1421. Leonello d'Este diede inizio alla costruzione di alte mura che furono poi completate dal Duca Borso in un periodo compreso tra il 1441 ed il 1471. Altri importanti interventi di sistemazione della rocca e degli apprestamenti difensivi furono condotti nel 1491 con la partecipazione dell'Architetto Biagio Rossetti ideatore della 'addizione Erculea' ferrarese (14). Nessuna traccia rimane delle mura quattrocentesche. Secondo la pratica militare del tempo esse dovevano essere circondate da un fossato profondo, con alte cortine rettilinee in muratura intervallate da torri tonde o quadrangolari, tracciate secondo un disegno geometrico non molto complesso così come le vediamo rappresentate nella pianta delle fortificazioni di Rubiera disegnata nel XVII secolo. Un intervento di riforma dopo la metà del XVII secolo fu comunque compiuto dal Duca Alfonso I per un adattamento più funzionale all'uso moderno delle artiglierie del tempo rinforzando le mura, costruendo baluardi, allargando i fossati e creando una zona di rispetto libera da costruzioni ed alberature intorno al borgo. L'unico intervento di ridefinizione del disegno delle fortificazioni è forse da riconoscere nell'ampio baluardo pentagonale eretto a protezione del forte verso occidente e di cui resta oggi il ricordo nell'area di forma triangolare suddivisa in due settori della via Emilia nell'accesso al centro storico (15). Dai terrapieni delle mura deriverà il nome delle attuali via Terraglio e via Vittorio Emanuele II (già via del Terraglio). Nel XIV secolo e successivi Rubiera fu Comune distinto da S. Faustino; il "Liber Focorum" del 1315 vi riporta in tutto 105 famiglie (16). Nella cessione fatta nel 1423 dai Boiardi del loro feudo al Duca di Modena figurano appartenere a Rubiera le frazioni di S. Faustino, Fontana, S. Donnino, Zimella, Bagno, Marmirolo e Casale (17). Dapprima la denominazione di "Rubera" quindi "Rubira" sostituendo le varie derivazioni del termine "Herberia", cominciarono ad essere utilizzate nel XVI secolo per definire la località sul Secchia (18). Dal Comune di staccarono, nel 1660, S. Donnino e nel 1740 anche Corticella per unirsi al feudo Spinola di S. Donnino di Liguria (19). Alla fine del Settecento la sua giurisdizione comprendeva 3090 abitanti con una estensione di 13687 biolche. Vi erano soggette le ville di Bagno, Cacciola, Casale, Fontana, Marmirolo e S. Faustino (20). Sotto la Repubblica Cisalpina nel 1797 Rubiera formerà un Cantone nel Dipartimento del Panaro. Nel 1805 la nuova distribuzione delle ville assegnarono a Rubiera solo Fontana, S. Faustino, Casale e Marzaglia fino al 1830, oltre a S. Donnino di Liguria dal 1810 al 1815. Ai rivolgimenti di regime del periodo repubblicano e nepoleonico seguì nel 1815 la restaurazione estense che aggregò Rubiera dapprima alla Provincia di Modena quindi ne soppresse il Comune congiungendolo a quello di Modena. Il dominio austroestense fin nel 1859 alla vigilia dell'Unità d'Italia (21). La chiesa di Rubiera compare nel 1302 con il titolo di S. Donnino e S. Biagio. è controversa l'ipotesi di una sua preesistenza. Pochissimo si sa della Chiesa di S. Donnino e S. Biagio fino al XVI secolo. La sua ristrutturazione iniziò dopo il 1473 procedendo così lentamente da terminarsi dopo il 1579. La visita pastorale del Vescovo Marliani del 1663 la riporta costruita in ordine dorico antico. Abbandonata come ufficio parrocchiale nel 1720, continuò ad essere officiata ancora fino al 1738 quando fu ridotta ad uso di cimitero, trasformata in fienile nel 1822 e quindi in casa nel 1847 (22). La chiesa sorgeva sul lato meridionale della via Emilia circa a metà tra Palazzo Sacrati e quello del Podestà. Era orientata liturgicamente ad un sola navata con cinque cappellette da una parte e quattro dall'altra; lungo il fianco della via Emilia si estendeva un porticato che serviva da cimitero. Ne rimane ancora la testimonianza dell'abside medievale semicircolare, decorato con lesene che sorreggono una cornice ad archetti intrecciati e sul tetto l'alta torre campanaria costruita alla fine del XV secolo. L'attuale chiesa parrocchiale fu edificata dai Padri Conventuali di Rubiera dal 1704 al 1718 e ceduta definitivamente all'Arciprete ed alla Collegiata per desiderio del Duca Rinaldo II il 4 ottobre 1722 come testimoniato dalla epigrafe all'interno dell'edificio (23). La chiesa era sorta sul luogo della demolita chiesa della SS. Annunciata ricordata nella visita del Vescovo Cervini nel 1543 con il titolo di S. Maria e che un documento del 1460 riporta come dedicata un tempo a S. Bartolomeo (24). Agli inizi del Novecento l'edificio riformato dotandolo di eleganti decorazioni del prof. Ernesto Manzini dell'Istituto Belle Arti di Modena che adornerà l'abside ed il volto provvedendo anche al disegno della facciata. Agli interventi parteciparono anche il prof. Goldoni della stessa Accademia ed il prof. Gaetano Bellei (25). L'interno è in stile composito ad una sola navata in volto, con due cappelle per ogni lato, coro a mezzogiorno e porta maggiore sulla via Emilia preceduta da un ampio portico. Nel 1710 il Marchese Scipione Sacrati promosse la costruzione di una nuova chiesa dedicata alla SS. Annunciazione dirimpetto al palazzo Sacrati ed ancora esistente. L'edificio fu realizzato dalla Confraternita della Annunciazione su una area venduta dai Sacrati con civili abitazioni. La sua facciata è dovuta alla munificenza di Alessandro Berti nel 1751 (26). Il Palazzo Sacrati ed il Palazzo del Podestà rappresentano le due architetture civili di maggior rilievo. Il primo, occupando una posizione leggermente eccentrica all'interno del borgo con affaccio sulla via Emilia, fu certamente l'episodio edilizio più importante nella Rubiera del tempo e l'avvio del rinnovamento architettonico della cittadina. Acquistato dal Comune di Rubiera nel 1875 è stato restaurato tra il 1978 e il 1983. Anche il Palazzo Civico, un tempo sede del Podestà, mostra con sicurezza tracce dell'et rinascimentale. E' situato dalla stessa parte del Palazzo Sacrati, più vicino alla porta orientale in angolo tra la via Emilia, cui si affaccia con la fronte porticata, e la via delle Scuole. Diversi sono i riferimenti tipologici e decorativi quattrocenteschi presenti nelle case del borgo. Sono ancora da individuarsi, con caratteri della fine del sec. XV inizi secolo XVI, l'edificio separato da Palazzo Sacrati dalla via della Posta e la casa su due fornici di portico posta quasi a fronte del Palazzo Civico (del Podest) mentre di epoca più antica sono i resti dell'archivolto ogivale di portone sotto il portico della sede del Credito Emiliano e la casa, posta accanto alla antica chiesa parrocchiale, in cui è notabile una finestrella archiacuata rivolta ad oriente. Di rilievo degno di conservazione sono anche i 'colli' affacciati su via della Colombaia (attuale via Roma) (27). La realizzazione, parallela alla via Emilia, della linea ferroviaria con la costruzione della stazione e della strada di accesso progettata nel 1865 costituiscono l'avvio del processo di apertura del paese portando lo sviluppo urbanistico oltre i limiti del circuito murario, il cui atterramento è completato nel 1887. Seguirà l'alienazione delle fosse, la cessione ad uso privato dell'area dell'antico 'Rivellino' davanti al Forte fino all'abbattimento della parte centrale dello stesso Forte nel 1922. Le sue strutture laterali comprendenti i torrioni sono state in gran parte ridotte ad abitazioni private ed uffici (28).
| creato: | venerdì 2 aprile 2010 |
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| modificato: | mercoledì 10 novembre 2010 |