> Rio Saliceto

RIO SALICETO

San Giorgio, 1889, Fototeca Panizzi

Le prime genti che popolarono il territorio furono delle tribu dei Boi, di origine gallica, discesi in Italia nel IV sec. a. C. (1). Un ritrovamento fatto agli inizi del XVII secolo testimonia la successiva esistenza di un insediamento in epoca romana. Nei pressi del Casino Zuccardi fu rinvenuto nel 1600 un sepolcro romano costituito da una cassa di marmo circondata da quattro leoni (2). Il monumento funebre, dall'epigrafe incisa nell'unico leone supestite, visibile nel palazzo dei Principi di Correggio, era appartenente a "G. Fucins Milaria". Vicino alla strada che conduce dall'abitato alla chiesa parrocchiale si sono rinvenuti frammenti di una arca di età romana. L'esistenza di una colonia romana è confermata da altri reperti costituiti da due leoncini e una capretta in marmo contenenti monete romane e dal ritrovamento dei resti di una abitazione databile ai primi secoli d. C. (3). Dalla fine del VI secolo, nel periodo corrispondente alla decadenza dell'impero romano, il territorio doveva essere un possedimento dei Longobardi. E' del 772 un atto in cui re Desiderio, ultimo re dei Longobardi, dona al Monastero di S. Salvatore di Brescia parte della sua proprietà boschiva nel territorio reggiano, identificata nell'attuale Rio Saliceto (4). Nel 907 il luogo denominato "centum iuges" è soggetto alla Chiesa di Reggio; nel 1070 è menzionato la prima volta, con il tempio dedicato a S. Giorgio, nell'elenco dei beni del marchese Bonifacio, padre di Matilde. Dopo la morte della Contessa il fondo torna alla Chiesa di Reggio (5). Nel 1172 venne stipulata una convenzione con i consoli di Correggio per lo scavo di un canale che impedisse le innondazioni e portasse acqua ai mulini di Rio, Correggio, Budrio e Migliorino (6). In un documento del 15 gennaio 1273 la località "Saliceto" compare nella Curia di Rio; nel 1315 Rio Comune autonomo ed è segnato nel libro dei fuochi dei Comuni rurali del distretto reggiano con 22 proprietari e 7 mezzadri (7). Nel 1371 Saliceto è sotto il dominio dei Visconti e nel 1407 il luogo entra nel patto d'aderenza stipulato dai Signori da Correggio con il Marchese Nicolò III d'Este (8) ospitando la Zecca del principato in Villa Capri' nella località detta ancora La Zecchiera (9). Rio seguirà le sorti del Principato di Correggio e solo nel 1859 conseguirà l'autonomia comunale(10). Nel 1873 fu approvato dal Consiglio Comunale il "Regolamento d'Ornato" una sorte di piano per indicare i criteri costruttivi e di salvaguardia del centro (11). Notabili i caratteri architettonici che distinguono molte unità edilizie del centro abitato, per lo più di matrice ottonovecentesca. Il Municipio fu realizzato alla fine dell'800 in stile neoclassico dall'architetto Giuseppe Aimi di Correggio e restaurato nel 1983-84,  la chiesa parrocchiale intitolata a S. Giorgio fu restaurata a partire dal 1871 anch'essa in stile neoclassico (12) ed ancora nel 2000 con il restaurodegli apparati decorativi. La configurazione della piazza risale alla fine del secolo scorso ed opera del Geom. Pier Giacinto Terrachini, urbanista e amministratore, che progettò anche l'edificio scolastico in stile liberty inaugurato nel 1889 demolito poi dall'amministrazione fascista nel 1926 (13). Da segnalarsi il "bastione" di Carlo V costruito nel 1550 dai Conti di Correggio Ippolito e Gerolamo parzialmente restaurato agli inizi del '900 dallo stesso Terrachini (14). La chiesa, come abbiamo detto, è nominata la prima volta nel 1070 nell'elenco dei beni posseduti del Marchese Bonifacio: "Cappella Sancti Georgii cum Centum Juges". Essendo il culto per S. Giorgio importante all'epoca delle Crociate si presume che la fondazione sia di poco anteriore al 1070 (15). La Visita Picenardi del 1704 ci riporta la Chiesa con una unica navata a tre altari. Nel 1871 si diede inizio ai lavori di un nuovo tempio ultimato nel 1875(16). La nuova chiesa è a tre navate coperte da volte a vela e riceve la luce da sette finestre tonde, mentre altre tre aperture rettangolari sono nel coro. La facciata, a capanna, è ampia, luminosa in stile dorico, ripartita da specchiature con accessi corrispondenti alle tre navate (17). Nel 1889 fu edificata anche la canonica, concepita oltre che come abitazione del parroco come centro di vita sociale L'edificio è un volume compatto a pianta rettangolare su due piani e sottotetto con luci regolari simmetricamente distribuite. La torre campanaria è massiccia e imponente con cella a bifore.

Proprietà dell'articolo
creato: venerdì 2 aprile 2010
modificato: mercoledì 8 settembre 2010