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SEMINARIO/ABBAZIA DI MAROLA

Pieve di Marola, G. Bianchini

Secondo il Mercati la fondazione della chiesa, ad opera della Contessa Matilde di Canossa, si pone tra il 1076 ed il 1092 con consacrazione nel 1102/1106 e costruzione del monastero in un periodo precedente il 1101 (1). Già nel 1143 aveva un ordinamento consolidato comprendendo beni a Levizzano, Tregaso, Trignano, Rivalta, Saltino, Cassola, Polinago, Palagano, Riccovolto, Rubbiano, Monte Stefano, Guiliga, Bebbio, S. Cassiano e Debbia (2). A partire dalle Visite Pastorali della fine del Cinquecento troviamo diverse indicazioni sulle condizioni del complesso. Spesso viene messo in rilievo la necessità di riparazioni al tetto o di imbiancarne i muri, così nelle visite del 1563 e 1594 (3). Il sopralluogo del Cardinale Rinaldo d'Este nel 1652 segnala grosse crepe, la sagrestia in cattive condizioni e stretta oltre al riscontro di pareti fessurate (4). Ancora il Marliani (1664) dispone il rifacimento del tetto. Il rilievo che ci ha tramandato mostra come già, si era intervenuti sulle absidi minori sostituendole con un muro rettilineo (5). La descrizione del Vescovo Picenardi nel 1709 riporta la chiesa costituita da "tre navate, di antichissima struttura, costruita con pietre a parallelepipedo ben levigate, in parte a volto in parte con le tegole, scoperte" (6). Tra il 1736 ed il 1738 iniziarono lavori di sistemazione che, mal diretti, provocarono gravi danni alle murate ed al volto. La chiesa è successivamente ristrutturata nel periodo 1747-1745 sotto la direzione del capomastro sig. Bernardo Pignedoli di Reggio con una trasformazione baroccheggiante. Se ne ricavò una chiesta a croce latina, con cupola, cappelle laterali a navata unica, selciata a nuovo e con volto in mattoni (7). Interventi minori di ripristino verranno eseguiti nel 1874 ed alla fine dello stesso secolo (8). Nel 1955 con l'assistenza tecnica del geom. Gianni Baldini viene avviato un progetto di ricostruzione tendente a ripristinare il complesso nella sua struttura primitiva e consolidando le parti superstiti dell'antica facciata e dell'abside (9). Al monastero era un tempo annesso un ospedale per pellegrini. In una carta del 1176 si legge "actum ad Monasterium da Maraula sub porticu hospitalis"; agli inizi del XIII sec. venne ingrandito distinguendo un ospedale nuovo ed un ospedale vecchio (10). Il convento fu presto abbandonato dalla vita monastica e in gran parte inutilizzato. Nel 1631 il "palazzo" era livello alla famiglia Fontanelli feudatari di Marola e S. Donnino. Il Conte Giulio provvide a trasformarlo in residenza civile munendolo di "quattro torrioncelli ossiano gharetti (... ), in faccia allo stradone aprì un altro portone ornato come l'altro (... )" e sistemando un giardino principesco entro il recinto (11). Ai Fontanelli seguirono gli Amorotti ed i Sabbatini. Agli inizi dell'Ottocento era in livello alla famiglia Moretti che cedettero poi i loro diritti all'Intendenza per i Beni Camerali di Modena nel 1824. Nello stesso anno un Decreto speciale del Duca erigerà il Seminario (12). Nel 1921 l'edificio è ampliato con innalzamento del corpo frontale e del raccordo centrale. La chiesa è orientata liturgicamente. Presenta una facciata a capanna con il portale a tutto sesto, strombato e sovrastato da un tettuccio a due falde; al centro del prospetto si apre una bifora. Si evidenzia inoltre nell'abside la decorazione del coronamento ad archetti. Il palazzo sviluppa una pianta ad "H" su tre livelli con due chiostri interni. In quello disposto a fianco della chiesa si rileva un porticato a sette luci architravate. All'esterno rimangono i torrioni circolari sul prospetto a levante ed ampie tracce dell'antico paramento murario. Nel 1955 la chiesa ha subito un radicale restauro che ne ha restituito una immagine romanica.

Proprietā dell'articolo
creato: venerdė 2 aprile 2010
modificato: martedė 14 dicembre 2010