E' passato un decennio da quando il libro di Luca Gianotti, edito dal Comune di Scandiano, presentava al pubblico il Sentiero Spallanzani, allora appena realizzato per volontà di un gruppo di giovani ed entusiasti volontari scandianesi. Da allora il sentiero si è ritagliato un ruolo non marginale nel panorama delle sentieristica provinciale per l'ampiezza del progetto, che fra i primi affrontava la tematica dell'attraversamento in più tappe di tutta la collina e la montagna reggiana, insieme al quasi contemporaneo Sentiero dei Ducati, in Val d'Enza e a quello che sarebbe stato, ma allora ancora non c'era, il Sentiero Matilde. Di queste direttrici di largo respiro, il Sentiero dei Ducati fu presto abbandonato, per essere ripreso solo all'inizio del 2004 con una nuova tracciatura voluta dalla Provincia di Reggio Emilia, e il Sentiero Matilde ebbe un avvio graduale ed è il più giovane dei tre. Per molti anni dunque soltanto il Sentiero Spallanzani si offriva a quegli escursionistici che volevano uscire dal piccolo cabotaggio dei percorsi comunali e affrontare un'avventura che si dimostrava, per chi voleva ripercorrere i luoghi visitati dal celebre scienziato scandianese, entusiasmante per bellezza di luoghi e ricchezza di memorie.
"Lazzaro Spallanzani, perfetta esemplificazione dello scienziato del Settecento, uomo dai molteplici interessi e curiosità, capì una cosa importantissima: per studiare i fenomeni naturali non si doveva rimanere solo sui libri, o in laboratorio, ma si doveva uscire, osservare la natura, entrare in sintonia con essa; e a questo scopo, viaggiare, camminare. In quegli anni nasceva anche l'alpinismo europeo. Spallanzani usa le mani per arrampicarsi sulle Apuane, come leggiamo nella citazione di apertura, spinto da un insaziabile entusiasmo di conoscenza, ma ammette subito dopo di non avere per la montagna la sensibilità di un De Saussure, il suo collega naturalista divenuto famoso nelle storie dell'alpinismo per la scalata del Monte Bianco. Anzi, lo critica perché, dice Spallanzani, il francese si perde, nel suo libro "Sulle Montagne" in "meraviglie, in trasporti, in estasi, in giaculatorie, in rapimenti". Spallanzani è apparentemente meno romantico, più illuminista; salvo però contraddirsi subito dopo, e commuoversi di fronte allo spettacolo autunnale di un'estate che tarda ad andarsene mentre l'aria fredda dell'inverno soffia sul viso. Era quindi inevitabile dedicare allo Spallanzani questo sentiero, che parte da Scandiano (luogo di nascita del naturalista) e attraversa tutte le fasce vegetazionali dell'Appennino reggiano, per concludersi a San Pellegrino in Alpe, sul crinale toscoemiliano. Le colline scandianesi sono il laboratorio per le prime osservazioni naturalistiche del giovane Spallanzani. Le salse di Regnano sono uno dei fenomeni da lui più studiati. Tutto l'Appennino è per lui terreno fertile per ricerche e osservazioni. La Garfagnana, oltre S.Pellegrino, è la meta di viaggi perigliosi in carrozza fino a Massa. Il Sentiero Spallanzani si può percorrere, allora, non solo per passione dell'escursionismo, della natura, della montagna, ma anche per confrontare l'Appennino attuale con quello del tempo di Spallanzani; le tradizioni, la vita, le credenze di allora con quello che ne è rimasto oggi."
Luca Gianotti