La costituzione di un Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano ha risvegliato l'interesse per un territorio eccezionalmente ricco di piante e animali. Il ritorno del lupo e il proliferare, perfino eccessivo, dei caprioli e degli altri ungulati sono forse i fenomeni più emblematici di questa ritrovata naturalità.
Esistono però, come legittimi abitatori delle nostre montagne da milioni di anni, anche animali più elusivi, che non si mostrano facilmente, se non altro perché abitano dentro un elemento del tutto peculiare: l'acqua dei torrenti e dei laghetti montani. Sono i pesci, e per pesci si intendono soprattutto le trote fario, i più nobili rappresentanti della fauna ittica appenninica. E, fra le trote, quella autoctona di ceppo mediterraneo che ancora si ritrova nell'Appennino reggiano.
La pesca sportiva può essere un modo, eccezionalmente piacevole, di entrare in contatto con questi abitatori e, nel contempo, percorrere le stupende vallate appenniniche con una prospettiva, anche paesaggistica, inusuale e sorprendente.
Naturalmente, un corretto esercizio della pesca sportiva, richiede il rispetto delle regole e il massimo riguardo nei confronti dell'ambiente. Ma i pescatori sportivi, di norma, questo lo sanno.

Per esercitare la pesca in tutte le acque pubbliche è necessario esibire la ricevuta di pagamento della tassa annuale insiema a un documento di identità. Per la zona appenninica bisogna avere anche il tesserino di segnacatture che viene distribuito gratuitamente dai Comuni della montagna.

La normativa completa e aggiornata è visionabile nelle pagine del sito della Provincia dedicato alla pesca.