E’ un po’ un luogo comune parlare del nostro Appennino come una zona “da scoprire”. In effetti, è così, se appena ci si discosta dalle strade principali, quelle di scorrimento che raramente stimolano a sperimentare il territorio. Ma se c’è una zona che merita “di essere scoperta” questa è il Toanese, area già di netto sapore montano ma anche ricca di testimonianze storiche al pari dei luoghi più notoriamente “matildici”.
L’accesso al territorio di Toano è veloce, se si prende la fondovalle Secchia (facendo attenzione – nei giorni feriali - ai camion che in questa zona di ceramiche non mancano).
Il luogo da cui partire con una esplorazione a più bassa velocità è Cerredolo, snodo viario sul Secchia (che da qui in poi presenta un aspetto meno disastrato rispetto al tratto inferiore, tento che comincia ad attirare i bagnanti domenicali e i pescatori). Qualche chilometro prima, in località Lugo, prendendo a destra (è il percorso della vecchia strada prima che facessero la fondovalle), chi vuole può fare un giro nella zona di Debbia e San Cassiano, alla ricerca di testimonianze di architettura rurale che qui non mancano, come non manca qualche bello scorcio panoramico della valle.
Dunque, tornati al Cerredolo sarà opportuno fare attenzione ai cartelli: la direzione giusta è quella verso Toano (strada provinciale 8). Una deviazione, segnata, conduce alla chiesa di Massa, scenograficamente collocata su un crinale che domina la sottostante vallata del Dolo separandola da quella del Secchia. La chiesa di Massa è dedicata a San Michele Arcangelo come altre chiese della montagna. Una dedica forse di ispirazione longobarda, popolo assai devoto a questo Angelo guerriero. Certo, l’origine della chiesa è molto antica. Di solito chiusa, se ne ammira all’esterno la semplice forma a capanna, non molto diversa da come doveva essere in origine. Sui muri sono variamente inseriti elementi architettonici e di decoro che attraversano più secoli. Di certo, la cosa più curiosa è un eccezionale bassorilievo (se così si può dire, perché non di vero rilievo trattasi bensì di figure ricavate scavandone i contorni). Risalente forse addirittura all’VIII secolo, riproduce, con molta rozzezza, Dio che a mani spalancate caccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Ma non mancano altre sculture dall’aspetto primitivo, come un lupo (?) forse dell’undicesimo secolo. Nei pressi si conserva il resto di una torre che faceva parte del distrutto castello. Due feritoie per il tiro degli arcieri testimoniano dell’apparato di difesa. Nel vicino borgo il cosiddetto Palazzo Gandini, del cinquecento, mostra un portale di grande pregio e di forma inusuale. Insomma, Massa merita una sosta attenta.
Ripresa la strada principale, Toano è vicina. Centro di una certa vivacità estiva, grazie al suo associazionismo, il paese merita una visita in qualunque stagione per ammirare l’altro grande monumento romanico: la pieve di S. Maria in Castello, una delle più antiche della diocesi reggiana, testimoniata a partire da un diploma di Ottone II del 980. La pieve conserva poche tracce della primitiva struttura, in quanto la copertura e gran parte dei muri risalgono al rifacimento degli inizi del XIII secolo. L’edificio presenta una semplice facciata a capanna che un tempo doveva essere preceduta da un protiro (se ne vedono gli stipiti rozzamente scalpellati). Sul fianco destro si apre il portale barocco ornato di sagome e fregi. L’interno è a tre navate. Le colonne e semicolonne su cui poggiano le volte presentano capitelli in arenaria grigia diversi l’uno dall’altro e di eccezionale pregio. Vi figurano scolpiti uomini, animali, mostri, fiori, frutta ed episodi biblici. Il campanile è costruito sulla base di un torrione della vecchia rocca. Sarà meglio telefonare in Comune prima della visita per accertarsi che il monumento sia aperto.
Tra le varie strade che si dipartono da Toano, si suggerisce di prendere quella per Manno (non facilmente individuabile, anche se c’è il cartello indicatore. Sarà meglio chiedere in paese). Va detto subito che siamo di fronte a una strada brutta assai che richiede una guida prudente e una certa assuefazione alle strade minori. Chi è in ansia per i sussulti della macchina o teme gli impolveramenti è avvertito: prenda un’altra direzione. Comunque una visita a Manno è interessante. Intanto, lungo la strada, prima del paese, c’è un freschissimo punto sosta attrezzato dalla Provincia di Reggio Emilia per il Sentiero Matilde che passa proprio su questa strada. Un tavolo e due panche sono sistemate sotto un nocciolo, presso una fontana d’acqua sorgiva eccezionalmente copiosa e fresca. Per uno spuntino all’aperto è il massimo. L’abitato di Manno è in parte abbandonato e diruto, con un’immagine di abbandono che rattrista, ma diversi edifici rimandano a una storia antica e interessante. Si osservano due bei portali ad arco trapezoidale e, all’interno di un cortiletto, un’architrave recante scolpiti i simboli del fabbro, mentre tra le macerie di un altro complesso sono notabili alcune feritoie per il tiro dell’archibugio e una pietra datata 1577. Ma le emergenze più importanti di Manno sono la chiesa dedicata ai SS. Prospero e Paolo e la cosiddetta “Corte dei Gherardini”, articolata intorno a una torre cinquecentesca a pianta quadrata. L’ingresso al cortile è caratterizzato da un bel portale firmato da Domenico Ceccati.
Ridiscesi, finalmente, sulla provinciale n°56 che al confronto della strada precedente pare un’autostrada, si volta a sinistra per Cavola (a destra si torna invece a Cerredolo: per chi avesse esaurito il tempo, ecco indicata la via per un ritorno veloce). Prima di Cavola, una breve deviazione per Corneto ci consente di ammirare lo svelto campanile secentesco disegnato da Antonio Ceccati (la locale famiglia dei Ceccati ha prodotto bravissimi artisti, architetti e intagliatori del legno).
Il successivo paese è Cavola, ricco a prima vista di moderne casette con giardino, segno tangibile del benessere che scaturisce dal vicino villaggio industriale. Tuttavia, val la pena fermare l’auto e cercare qualche bel segno del passato, che non manca. La chiesa, intitolata a S. Michele, è ricca di iscrizioni che fanno riferimento a successivi lavori di riadattamento. Il portale di ingresso, in arenaria lavorata, porta un cartiglio con la data del 1712. Altre iscrizioni si riferiscono agli anni 1420, 1628, 1700 e 1721. Presso la chiesa si trova la canonica che, pur pesantemente rimaneggiata, conserva elementi che ne datano l’origine al secolo XVI. Vari edifici del paese meritano di essere segnalati. Si distingue fra tutti una bella casa signorile con ampio portico e loggiato posti nel prospetto sud, con una rampa in pietra che conduce alle abitazioni. Alla base della scala vi è un bellissimo portale ad arco ogivale, in conci radiali, del secolo XV.
Da Cavola si torna indietro o riprendendo all’incontario la fondovalle verso Cerredolo, oppure, con più tornanti ma più soddisfazione paesaggistica, voltando in località Colombaia in direzione di Carpineti e del suo castello.