La strada del Cerreto, pur essendo oggi, dal punto di vista dei transiti automobilistici, l’asse portante della viabilità montana anche grazie agli interventi (in corso) di raddrizzamento, non divide esattamente a metà l’alto Appennino reggiano, in quanto è spostata più verso est. Dall’altra parte, cioè tra le valli del Secchia e del suo affluente Dolo, restano i due terzi del territorio, che è estremamente ricco sia dal punto di vista paesaggistico-ambientale che storico-monumentale, almeno per quanto di storico riserva la montagna, che è soprattutto l’edilizia tradizionale dei borghi.
Gli ultimi tre itinerari proposti hanno come oggetto proprio questa zona ampia e significativamente variata della montagna reggiana.
La partenza è dalla capitale dell’Appennino: Castelnovo Monti.
Per tutti e tre vi è un primo tratto comune, che è quello che porta da Castelnovo a Villaminozzo attraversando il fiume Secchia in località Gatta. Veramente, vi sarebbe un’alternativa, che va segnalata perché assai spettacolare e viabilisticamente quasi altrettanto agevole dell’altra, che sarebbe quella di girare a sud della Pietra di Bismantova (godendo di un panorama insolito del monte, ma di grande suggestione) per arrivare sulla strada provinciale n° 59 presso Cerrè Sologno dopo aver attraversato il Secchia al ponte della Pianella nella zona dei celebri (geologicamente) gessi triassici. In questo caso si taglierebbe fuori il capoluogo comunale Villaminozzo e alcuni suggestivi paesi che però si potrebbero recuperare sulla via del ritorno. Insomma, ci sono diverse opzioni che si possono facilmente esaminare osservando una carta stradale. Poi ognuno adatterà il percorso alle sue esigenze, magari facendo diverse gite.
Se si sceglie la strada della Gatta, da Castelnovo bisogna tornare indietro sulla statale 63 fin quasi a Felina (magari potrebbe essere l’occasione per visitare il parco pubblico di Felina e la torre circolare che si erge in una pineta sopra il paese, unico resto di un antico castello). Dunque, lasciando la strada statale si volta in direzione sud-est, lungo la strada provinciale n°9 che scende abbastanza dolcemente verso il Secchia. Poi si risale in riva sinistra fino al capoluogo, Villa (o Villaminozzo, con nome più moderno), attraversando alcuni borghi tra i quali si segnala Razzolo, caratterizzato da edifici settecenteschi, per chi avesse interesse per la scoperta del “minore”.
Villa ha subito danni rilevanti durante la guerra e, dopo, non sempre le ristrutturazioni degli edifici hanno seguito criteri di rispetto per le tipologie tradizionali. Tuttavia, alcune testimonianze si sono conservate, più antiche quelle del borgo a settentrione della chiesa parrocchiale (anche del XV secolo). In complesso, Villaminozzo presenta servizi commerciali e di ospitalità conformi al ruolo che il centro svolge quale capoluogo del più vasto Comune della Provincia (Reggio Emilia escluso).
Da Villa partono diverse strade. Quella che qui indichiamo volge a destra (ovest), in direzione di Minozzo, l’altro centro storico che, unificandosi poi il Comune, ha aggiunto il suo nome a quello del capoluogo. Fino al 1815 comunque, Minozzo prevaleva su Villa, ospitando la sede comunale. Del resto la storia di Minozzo è antichissima, anteriore al mille, e ne è testimonianza il rudere dell’antica rocca un tempo appartenuta ai Fogliani.
Sologno, il paese che vien dopo, è curiosamente disposto su un stretta linea di spartiacque e, avendo la pazienza del ricercatore, vi si rinvengono il resto di un castello, una torretta secentesca a controllo di un ingresso (tamponato) del paese e frammenti sparsi, anche di recupero, di edifici antichi.
A questo punto si può fare una piccola deviazione per percorrere un anello ai piedi del monte Carù (passando per l’omonimo borgo), oppure scegliere la via più diretta che da Sologno, senza lasciare la strada provinciale, porta a Cerrè, i cui motivi di interesse si concentrano nella chiesa, che ha in facciata un’icona di marmo del 1647.
Sulla via per Ligonchio, prima del ponte sull’Ozola, si incontrano i borghi di Primaore, Piolo, Montecagno e Casalino. Quest’ultimo è il più interessante, dominato da un vasto castagneto. La chiesa di San Rocco contiene, in facciata, una invocazione al Santo perché liberi il paese dalla peste. E’ la stessa peste descritta nei Promessi Sposi dal Manzoni, che colpì anche il territorio reggiano.
Ligonchio, il più alto capoluogo comunale della montagna reggiana, merita una visita approfondita. Nella parte inferiore del paese si concentrano le maggiori testimonianze culturali. Nella parte superiore (che si raggiunge prendendo la strada per Pradarena e imboccando via della Pioppa) prevale il colore ambientale. Sarebbe lungo menzionare tutti gli edifici degni di interesse. Basti ricordare l’oratorio di San Rocco, forse il monumento più interessante. Ligonchio è nota anche per la centrale idroelettrica (ben visibile, con il connesso lago artificiale) che un tempo dava lavoro a decine di dipendenti e che fu difesa con le armi dai Partigiani al momento della ritirata dei Tedeschi.
La strada per il passo di Pradarena volge a sud, in un piacevole contesto ambientale ormai decisamente d’alta montagna. L’ultimo paese è Ospitaletto che, come dice il nome, prestava assistenza ai pellegrini di passaggio verso il valico fin da tempi antichissimi attraverso una struttura di ospitalità. Per questo il parroco era tenuto ad accendere una candela di notte e a suonare ogni tanto la campana per segnalare, nel buio del cammino, la strada ai dispersi. Questa tradizione di ospitalità è vissuta oggi in chiave più moderna con alcune strutture ricettive e di ristorazione collegate a una piccola stazione sciistica.
Il passo di Pradarena (1.575 metri s.l.m.) si apre su uno spettacolo straordinario: il crinale delle Alpi Apuane che chiudono il profilo dell’orizzonte. Vi è un ottimo albergo-ristorante (Albergo Carpe Diem) con alcune stanze adibite a rifugio, che nel nome riporta l’auspicio oraziano carpe diem, cogli l’attimo, che facciamo proprio prendendoci una piacevole sosta e passeggiando lungo i sentieri di crinale. Il passo è antichissimo, corrispondendo a una strada romana che collegava la Garfagnana con la valle del Po. Da qui passarono i legionari che nel 183 a.C. portarono soccorso ai Romani assediati dai Galli a Taneto, lungo la via Emilia. Prova ulteriore dell’antichità del valico è la rete degli ospizi e degli ospedali per poveri e pellegrini che si trovano su entrambi i versanti, lungo la direttrice del passo.
Il ritorno a Castelnovo, per variare, potrà avvenire lungo la provinciale n° 92 che, tra Ospitaletto e Ligonchio, conduce a Collagna attraverso Casenove e Vaglie (da notare i castagneti nei dintorni dei paesi, con i classici metati, cioè gli edifici per l’essiccazione del frutto). Vaglie è il paese natale della cantante e presentatrice televisiva Iva Zanicchi. A Casenove si trova uno degli edifici più interessanti della montagna: la Corte dei Papi, gioiello dell'architettura rurale.
Oppure, forse più comodamente, si potrà scegliere la provinciale n°18 che da Ligonchio porta a Cinquecerri e Marmoreto, scendendo poi in greto al Secchia per risalire a Busana.