La Val d’Enza è uno dei luoghi della provincia di Reggio più amata dai suoi abitanti. Il paesaggio è bello, di quella dolcezza che è in sintonia con l’identità stessa del basso e medio appennino. Ma non monotona, per alcune asprezze geologiche e per scorci d’orizzonte imprevisti, impreziositi dal profilo dei castelli. La trama delle fortificazioni matildiche, e dei borghi che conservano ancora tracce urbanistiche e architettoniche di sapore medioevale, costituisce motivo di richiamo per un turismo e un escursionismo che viene anche da lontano. E’ tuttavia prevalente, in bella stagione, il richiamo del fiume, che resta, nel complesso, pulito e d’aspetto naturale. I ristoranti che ne costeggiano le rive (ma la buona cucina si ritrova anche nei paesi dell’interno della valle) costituiscono un motivo in più per frequentare questa bella terra di confine tra il Reggiano e il Parmigiano (da cui, fino al primo ottocento, buona parte di queste località dipendevano).
Aggiungiamo, per chi vuole, la fitta rete dei sentieri e dei percorsi campestri. In parte sono segnati (a volte anche bene), spesso no, ma è comunque difficile perdersi. Aiutano le numerose guide reperibili in libreria o presso i Comuni o negli uffici di informazioni turistiche. Documentarsi è sempre bene. Il nostro itinerario prevede l’avvicinamento alla valle lungo la strada classica Reggio Emilia-Rivalta-Montecavolo-Quattro Castella-S.Polo-Ciano, dove si arriva dopo 25 Km di piacevole viaggio, costeggiando, sulla sinistra (verso il Km 16) gli scenografici quattro colli fortificati da Matilde su cui rimane intatto il castello (ora pubblico) di Bianello, che aderisce al circuito dei Castelli Matildici e delle Corti Reggiane.
Prima di Ciano, alla fine del rettilineo (ex SS 513 della Val d’Enza ora provinciale) che da S.Polo si dirige a nord a fianco del fiume (che qui ancora non si vede), si attraversa un area commerciale che,a chi interessa, può giustificare una sosta. Passato Ciano da un Km o due, il fiume si fa finalmente vedere sulla destra di chi viaggia, presso la presa del canale che qui si diparte e dove un ristorante con parcheggio costituisce il punto di inizio della lunga “spiaggia” fluviale. Ma la visione dura poco, perchè si suggerisce di svoltare a sinistra al bivio di Cerezzola (dopo 6,5 Km da Ciano) prendendo rapida quota lungo la strada provinciale 79 in direzione di Trinità (questo itinerario snobba volutamente il fiume per proporre percorsi interni più insoliti).
Dopo alcuni tornanti un piccolo parcheggio, una bacheca e un vistoso monumento in marmo bianco segnalano la vicinanza del Tempietto del Petrarca. Durante i suoi numerosi viaggi, Francesco Petrarca soggiornò anche nelle suggestive terre matildiche attorno a Canossa (nel 1341 viene segnalato ospite al castello di Rossena). Nel 1343 Il Petrarca si trovava ospite a Parma presso Azzo da Correggio quando accolse l’invito di recarsi prima nel castello di Guardasone poi a Selvapiana per riposarsi e potere scrivere in pace e armonia con la natura (completò qui il poema Africa). Per ricordare questo nobile soggiornante, tra il 1838 e il 1847, per iniziativa di alcuni gentiluomini di Parma, e con il contributo economico della duchessa Maria Luigia, venne costruito a Selvapiana un pregevole tempietto abbellito dalle decorazioni pittoriche ad encausto di Francesco Scaramuzza e da una statua in marmo di Carrara di Tommaso Bandini. Per raggiungere il monumento occorre lasciare l’auto nel parcheggio e percorrere alcune centinaia di metri nel bel sentiero tra i boschi. Vale la pena, ancora di più è consigliabile nei fine settimana primaverili ed estivi quando il tempietto è aperto (per info.Associazione Culturale Everelina, tel. 334 1499059, e.mail everelina@virgilio.it.)
Procedendo lungo la provinciale, lo spettacolo è superbo: a sinistra si erge il castello di Rossena (e la torre di Rossenella), al culmine di una imponente bancata di rocce di color sanguigno composta dalle ofioliti vulcaniche di Campo Trera, da poco riserva naturale riconosciuta dalla Regione Emilia-Romagna. E’ uno dei “pezzi forti” paesaggistici dell’itinerario, che prosegue lambendo Selvapiana, che però richiederebbe una breve deviazione. Può valerne la pena per alcune testimonianze, non clamorose, di architettura tipica o per imboccare (lo si può fare anche da qui) un sentiero che raggiunge il Tempietto. Analogo discorso per Monchio Delle Olle: chi ama le vecchie case in sasso può trovare alcuni episodi interessanti, compresa una casa a torre cinquecentesca. Altrimenti, è meglio proseguire.
Dopo Trinità ci si imbatte in un incrocio a tre: prendere la strada centrale per Vedriano-Pietranera, adeguando la velocità allo stato non ottimale del fondo stradale. Prima di Vedriano si apre un secondo squarcio paesaggistico con la visione della Pietra di Bismantova, che si ammira da una prospettiva poco nota. La zona di Vedriano può costituire buona riserva di caccia per chi ricerca i valori dell’architettura tradizionale. Le vicine località di Pietranera e Case Paoli offrono forse gli esempi più interessanti.
L’itinerario prosegue per un percorso veramente sconnesso in direzione di Roncovetro. Se uno se la sente di guidare a velocità ciclistica, facendo attenzione al fondo talvolta non asfaltato (si attraversa una grossa frana), prosegua (può incontrare un capriolo che attraversa la strada, come è capitato allo scrivente). Altrimenti, torni per altre strade. Per chi prosegue (non occorre un fuoristrada, comunque!), il premio è quello di percorrere strade assolutamente sconosciute, tranne a chi ci abita. Il gusto della scoperta.
L’anello si chiude con il ritorno sulla strada dell’Enza poco prima di Compiano (a Roncovetro prendere la direzione Borzano). Si prosegue sulla ex strada statale per poco, si passa il ponte sul Tassobio e a Buvolo si volta a sinistra per il secondo anello proposto da questo itinerario, quello che ci condurrà a Vetto dopo un giro, non breve, intorno al monte Pineto. La strada è piena di curve, non larga, ma il fondo è buono.
Diversamente dall’altro anello, qui il panorama è decisamente boschivo con tratti della strada tra gli alberi, quasi in galleria. Da notare: i rari boschi di pino prima di Piagnolo e l’abitato medioevale di Scalucchia. Arrivati a un alto ponte sul torrente Tassaro (dove c’è una lunga lapide in latino a ricordare la costruzione dell'ardito manufatto, ma la lapide, nonostante la singolarità del latino, è recente: del 1959!), si ammira uno spettacolo affascinante: l’antica chiesa di San Giorgio di Croara abbarbicata sulla costa boscosa del monte di fronte. Raggiuntala dopo il tornante stradale che la lambisce, ci si fermi: non per la chiesa in sé, quasi sempre chiusa e di modesto impatto architettonico, ma per il panorama e per i resti, poco sopra, dell’antico castello dei Da Palude (una testa demoniaca tratta dal castello è murata sul fianco della chiesa).
Il percorso prosegue per Legoreccio (casa a torre), Casalecchio e Castellaro (tenere la direzione di destra al bivio). In località La Strada prendere la via centrale verso Pineto e Spigone. Dopo aver attraversato uno stretto passaggio a Spigone (a fianco di un noto agriturismo), si scende verso Vetto con – finalmente – la vista che si apre sulla valle dell’Enza. Arrivati a Vetto, val la pena fermarsi nel capoluogo, rifornito di alberghi, bar e ristoranti e, se si vuole ammirare un borgo da tutti lodato, potrebbe valer la pena di fare un breve prolungamento dell’itinerario verso Gottano Superiore, che conserva un buon patrimonio di architettura tradizionale, fra cui suggestivi sottopassi ad arco.
Il ritorno a Reggio Emilia, veloce, è lungo la ex SS 513, oppure, se si vuole, passando per Castelnovo Monti e prendendo poi la SS 63 del Cerreto.