Come introdurre questo itinerario? E’ facile: è l’itinerario classico delle zone matildiche. Potrà avere diverse varianti su come arrivare, quali strade percorrere e in quale ordine, ma gli ingredienti sono gli stessi. E sono ingredienti di prima qualità, di riconosciuto valore internazionale, fra l'altro. “Andare a Canossa” è un’espressione comune in quasi tutte le lingue europee (nel senso di umiliarsi, chiedere perdono). Questo rende il castello di Canossa un punto di riferimento per il turista colto di tutto il mondo. L’episodio è quello ben noto del perdono papale concesso da Gregorio VII all’imperatore Enrico IV nel gennaio del 1077 attraverso la mediazione e l’ospitalità offerta dalla grande contessa Matilde, il cui ricordo è ancora vivissimo in queste terre, tenuto acceso anche da una tradizione di rievocazioni storiche che ha pochi paragoni per numero e qualità di manifestazioni.
Proveniendo da Reggio Emilia, si arriva a Quattro Castella. Qui, l’ultima domenica di maggio, si svolge da più di trent’anni il corteo storico di gran lunga più famoso e splendido, con centinaia di comparse. Da non perdere se ci si trova da queste parti nel periodo giusto.
Ora, anziché proseguire sulla strada più veloce che conduce a San Polo, si suggerisce di svoltare a sinistra, verso le colline, per ammirare alle spalle i quattro colli da cui il paese prende nome e in particolare il colle che ancora conserva il suo castello, quello di Bianello (le fortificazioni degli altri colli o sono scomparse o ne restano poche tracce). La vista è stupefacente, con la pianura distesa di fronte (alla sera si aggiunge l’effetto delle luci, d’inverno, se si è fortunati con la giornata, si vedono le Alpi).
Prima di arrivare a Canossa, si incontra la chiesetta della Madonna della Battaglia, eretta in origine da Matilde a ricordo dello scontro vittorioso con le milizie imperiali nel 1092 (ma l’attuale edificio e assai più tardo). La vista della bianca rupe di arenaria dove sorgono i resti del castello è imponente, preceduta, nel percorso di avvicinamento, da visioni paesaggistiche di qualità: i calanchi sopra i quali corre la strada, lo sfondo della vallata dell’Enza con l’evidenza del castello di Rossena, baluardo militare di Canossa sul fronte del fiume.
Il Castello di Canossa ha subito l’oltraggio dei secoli e del castello resta quanto basta per sollecitare la fantasia. Per fortuna, nel piccolo ma bel museo recentemente restaurato, un grande plastico ricostruisce ottimamente l’aspetto della fortificazione all’epoca di Matilde. Se non è di lunedì, giorno di chiusura, una visita è d’obbligo.
Prima di proseguire, una curiosa divagazione potrà portarci nel vicino borgo di Votigno che ospita una Casa del Tibet visitata anche dal Dalai Lama. Il borgo, restaurato – o meglio – ricostruito, si presenta con torrette e porticati sfiziosi e con pinnacoli, merlature e decori in arenaria che, in verità, poco hanno a che fare con un restauro filologico. Ma che importa? Il posto è magico e sta tutto raccolto intorno a una piazzetta che sembra uscita da un libro di favole. Un luogo dell’anima, si potrebbe dire, dove il sogno si materializza nei sassi a vista e nelle travi di legno dei nostri antichi borghi (non come erano, ma come noi sognamo che fossero).
Ritornati a Canossa, l’itinerario suggerito, se lo si vuole seguire in questo ordine, consiglia un’altra deviazione verso Rossena (ce ne saranno altre di deviazioni, non sempre quello che è da vedere si trova messo in linea per la comodità di noi turisti). Il castello di Rossena è intatto, a differenza di Canossa, perché costruito su un massiccio di pietra più dura, il rosso serpentino che dà il nome al luogo. La visita è possibile e anche il pernottamento nell' ostello. Un modo economico per dormire in un castello con più di mille anni di storia. Non capita sempre.
Ritornati ancora, per la seconda volta, verso Canossa, si proseguirà per uno storico percorso che va in direzione di Casina toccando borghi di caratura storico-architettonica veramente eccellente, primo fra i quali, in ordine di incontro e di importanza, Cerredolo dei Coppi, che presenta elementi tipologici di vero interesse, a cominciare da una casa signorile cinquecentesca all'ingresso del paese vecchio. A Faieto varrà la pena fare una deviazione, non brevissima, per l'oratorio di Pianzo, tra i più significativi di una zona di per sé ricca di queste costruzioni, a vario titolo risalenti, nella loro prima edificazione, all'epoca dei Canossa. La chiesetta conserva frammenti architettonici di diverse epoche, dal duecento fino alla ricostruzione settecentesca. Suggestivo al massimo il contesto paesaggistico.
Ritornati sulla strada principale, si prosegue per Cortogno, Sarzano, Casina. A Cortogno varrà la pena discendere per qualche centinaio di metri in riva al Tassobio dove sorge l'antico mulino di Leguigno, cosiddetto anche se è molto più vicino a Cortogno che a Leguigno. Un eccellente restauro recente ne ha recuperato la dimensione museale, adibendolo ad attività agrituristica (Agriturismo Mulino in Pietra).
Altro appuntamento è a Sarzano, dove si è parzialmente recuperato il castello matildico e, completamente, la bella chiesetta barocca, ora sede di mostre e spettacoli. Il borgo, anch'esso rimesso a nuovo per l'intervento del Comune di Casina, è attrezzato per un'ospitalità in ambiente suggestivo ma economico(Locanda in Sarzano) e per una ristorazione, questa, di alto livello. Sosta obbligatoria.
Casina è un centro moderno, dotato di buoni servizi turistici e, soprattutto, è un crocevia nodale per chi vuole esplorare il teritorio. La nostra proposta prevede un'escursione (attraverso Migliara) a Leguigno, per veder una casa a torre, la graziosa parrocchiale e (dall'esterno) il castello che fu dei Fogliani. Fatta retromarcia, sempre da Migliara si farà una breve deviazione per l'oratorio romanico di Beleo, di cui merita ammirazione soprattutto la ben conservata zona absidale.
Prima di rentrare a Casina, sarà tempo assai ben speso un'altra divagazione: quella che conduce all'abbazia matildica di Marola, faro di cultura di tutto l'Appennino per aver ospitato un seminario dal 1824. La chiesa, pur levigata da restauri ricostruttivi, è degna del massimo interesse, così come il palazzo e l'ambiente intorno.
Il ritorno a Reggio da Casina seguirà non la statale 63 (recentemente raddrizzata da una serie di gallerie che la rendono scorrevole), ma il vero percorso storico ducale che passava per Monchio dei Ferri, Costaferrata, Sordiglio, Pecorile, paesi antichi che conservano tutti, più o meno, tracce della loro storia. Il centro più interessante, Bergogno, è un poco discosto (deviazione da Costaferrata). Il paese, oggetto di recenti amorevoli restauri, è caratterizzato da suggestive testimonianze architettoniche. Oggi Bergogno è al centro di percorsi escursionistici ed è meta di visitatori attratti dalla suggestione del luogo e dalle iniziative organizzate in estate dai residenti.
Sempre da Costaferrata un breve scostamento dall'itinerario di ritorno consente di ammirare un'altra antica pieve: quella di Paullo, esistente già nell'anno 980. I capitelli romanici sono la cosa più preziosa che essa conserva.Prima di entrare in Reggio, prima della frazione di Rivalta (dopo la località Le Forche), sarà bene buttare l'occhio sul complesso delle ville ducali: prima il grande lago artificiale della vasca di Corbelli, con il palazzo sull'isola (il lago è accessibile perchè ospita una associazione dedita alla pesca sportiva), poi, sulla destra, discendendo, la grande villa che attualmente ospita il salumificio Ferrarini e, a Rivalta centro, sulla destra dopo le scuole elementari il “Palazzone” detta anche "Reggia di Rivalta", che sarebbe l'ala della servitù di un grandioso complesso abbandonato all'arrivo di Napoleone e poi distrutto.