La Val d’Asta comprende l’alta valle del Secchiello ed è stata caratterizzata nei secoli da proprie tradizioni culturali, fra cui quella del maggio che ha nel paese di Asta uno dei suoi (pochi) centri in cui è ancora attiva una compagnia.
La si può visitare attraverso un anello già perfettamente disegnato dalle strade che prevede, all’andata, il transito sulla comunale per Santonio e Monteorsaro e il ritorno sulla provinciale n°9 attraverso Asta e Governara. O viceversa. Se poi si volesse contaminare questo itinerario con quello precedente, è facile da Case Balocchi svoltare per Cervarolo e Civago. In altre parole, il comune di Villaminozzo ha una buona e variata viabilità, del resto necessaria perché nessun altro comune montano ha una tale abbondanza di località, tutte con la loro storia e le loro tradizioni e una viabilità locale adeguata è necessaria per consentire a queste popolazioni di vivere e spostarsi, cioè di poter permanere sul territorio, obiettivo che in montagna non è mai scontato. Fra gli elementi di interesse della zona vi sono anche i ricordi legati alla Resistenza. Una tappa significativa è la chiesa di Tapignola. L’edificio, che si trova appena fuori dalla strada principale, fra Santonio e Coriano, fu costruita dopo il terremoto del 1920 per sostituire la vecchia parrocchiale di Coriano crollata col sisma e aveva la funzione di servire i due centri. Qui un coraggioso prete di origine lombarda, don Pasquino Borghi, il 25 ottobre del 1943 incontrò per la prima volta un nucleo di resistenza in via di formazione che faceva capo ai fratelli Cervi e ad alcuni soldati alleati, russi ed inglesi. L’impegno di don Pasquino, per il quale sacrificò la vita, è un bell’esempio di lotta per la libertà animata da un’etica religiosa e resta una delle vicende più esemplari di impegno civile in quegli anni drammatici. La strada, assai bella dal punto di vista panoramico, anche se meno veloce della più frequentata provinciale n°9 che corre lungo il Secchiello, potrebbe essere scelta come variante per raggiungere Civago da Villaminozzo. A capo della valle, all’altezza rispettabile di 1252 metri, sotto le cime del monte Prampa e del monte Cisa, si trova l’abitato di Monteorsaro. Benchè la prima citazione della località di Mons Orsarius sia assai antica, risalendo all’anno 1184, il citato terremoto e una ricostruzione a volte caotica o casuale dei vecchi edifici ha lasciato poche e sparse testimonianze dell’architettura originaria. Interessante è il nome della località, che ci ricorda quali animali popolassero l’Appennino anche in tempi non lontani. Dai documenti è attestato l’uso da queste parti di inviare in dono un orso al duca di Modena come omaggio periodico (in realtà, una specie di tassa). Oggi in montagna sono ritornati i lupi (qualcuno li ha incontrati sul far del mattino, nonostante sia un’animale molto elusivo) e gli ungulati si son fatti così numerosi da richiedere abbattimenti selettivi. L’orso, purtroppo, dall’ecologia assai delicata e dalla riproduzione lenta, probabilmente non ritornerà mai più. Da Monteorsaro si discende verso Febbio, il cui nome richiama un comprensorio turistico tra i più interessanti dell’Appennino reggiano. Febbio in sé non conserva edifici particolarmente significativi, anche in questo caso la motivazione principale è la ricostruzione avvenuta dopo il terremoto. I dintorni invece sono interessantissimi. Febbio è noto per gli impianti di risalita che ospita (in realtà si trovano nella vicina località di Rescadore), tra i più importanti dell’intera regione (e sicuramente i più alti in assoluto, raggiungendo la seggiovia il crinale del monte Cusna all’altezza di ben 2064 metri sul livello del mare). La stazione scioviaria è frequentata anche in estate (la seggiovia è in funzione anche a luglio nei fine settimena, ed agosto tutti i giorni). Vi è un moderno campeggio dotato anche di bungalow, un maneggio per le passeggiate a cavallo nei boschi, ristoranti e (pochi) alberghi, un ostello, un ufficio di informazioni turistiche del Parco un negozio dove si possono affittare gli sci e le biciclette durante l'estate. Interessante e del tutto particolare è l’osservatorio meteorologico e astronomico Piero Zambonini dove da 10 anni si svolgono osservazioni guidate dagli esperti di A.R.A., Associazione Reggiana d’Astronomia di Castelnovo di Sotto (per info: Alessio Perini 333 - 2904885). L’ottima visibilità della volta celeste in questa parte dell’Appennino e la posizione all’interno di una zona protetta d’alta quota, garantiscono le migliori condizioni per l’osservazione, in assenza di inquinamento luminoso. La specola si compone di una cupola motorizzata al cui interno è alloggiato un telescopio catadiottrico di 32 cm.
Da mettere in programma anche la visita ai tre rifugi della zona, tutti raggiungibili in automobile, anche se alcune strade bianche obbligano a guidare con prudenza e attenzione. Quello, nuovo, di Monteorsaro, la Pescheria Zamboni, una curiosa vasca circolare che risale a prima dell’ultima guerra dove si possono pescare (e mangiare subito) trote di allevamento, e Pianvallese, anch’esso fornito di laghetto con le trote. Quest’ultimo si incontra proseguendo, dopo Rescadore, per la strada che affianca gli impianti di risalita e che poi si inoltra nella faggeta. Gli altri si raggiungono da bivi in zona. Ci sono segnalazioni stradali, ma può essere opportuno chiedere informazioni in loco. Roncopianigi, Riparotonda, Governara e Asta sono gli altri centri della valle che circondano Febbio. Sparsamente, tutti presentano vari motivi di interesse che possono essere individuati, in una specie di caccia al tesoro, dal turista attento che, lasciata l’auto in parcheggio, fosse incuriosito dalla prospettiva di individuare, passeggiando, all’improvviso, un portale in arenaria, un’antica finestrella medioevale con una decorazione scolpita, una scultura zoomorfa o una testa apotropaica di ormai perduto significato simbolico. Vi sono pubblicazioni, anche recenti e reperibili agli uffici di informazione o nelle edicole più fornite della montagna, che possono guidare il viaggiatore curioso alla scoperta di questa edilizia, “minore” senz’altro ma carica di suggestione.
Il ritorno a Villa avviene attraverso la provinciale n°9, con, sullo sfondo, la stupefacente quinta scenografica del monte Torricella, una vera enciclopedia naturale della stratigrafia appenninica, quando queste montagne si formarono sul fondo del mare per graduale accumulo di strati di sedimentazioni, poi sollevate dai movimenti che hanno formato le montagne. Tecnicamente, il monte è una esposizione di flysch calcareo-marnoso. Poche altre pareti hanno un’uguale imponenza e spettacolarità.