“Presso Ligonchio è una Villa detta Ospitaletto di Ligonchio, con Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Anna; e la tradizione vuole che ivi fosse fondato uno Spedale dalla Contessa Matilde. Ma io non ne trovo alcun documento a cui si possa appoggiare tale tradizione.”
(G.Tiraboschi. dizionario topografico storico degli Stati Estensi.1821-25). Filippo Re, nella sua opera “Viaggio Agronomico nella Montagna Reggiana” ha lasciato una vivace descrizione di questo antico borgo appenninico: “Provenendo da Lingonchio ci fu d’uopo calare in un torrentaccio stando sulla sponda del quale si vede a sera l’Ospitale, villa di quaranta abitanti, tutta sul più orrido dell’alpe. E’ meschinissimo paese: quello che lo rende interessante è l’asilo che è tenuto il parroco prestare agli smarriti pellegrini. Perciò è obbligato fare suonare ogni sera per un corto tratto di tempo la campana e tenere acceso un fanale sulla torre ”. In questa descrizione sintetica ma essenziale risiede l’identità del paese, sorto lungo una antica percorrenza che, sin dall’alto medioevo, valicava l’appennino al passo di Pradarena, diretta in Garfagnana. Analogamente a quanto avvenne in corrispondenza di altri importanti valichi montani, anche ad Ospitaletto venne eretto, in epoca imprecisata, un “ospizio” per viandanti, dal quale prese poi nome l’attuale abitato. La tradizione popolare attribuisce tale fondazione a Matilde di Canossa, benché non sussistano documenti a riguardo. Quasi certamente, tuttavia, l’ospizio era già esistente nel XI sec. Il paese subì gravissimi danni a causa del forte terremoto del 7 settembre 1920, che fece crollare la maggior parte dei più antichi fabbricati; per questo motivo l’attuale “paesaggio” architettonico di Ospitaletto è prevalentemente caratterizzato da edifici stilisticamente attribuibili ai primi decenni del XX sec.: tuttavia, il prevalente utilizzo della muratura in arenaria a vista e le equilibrate dimensioni degli edifici fanno comunque assumere pregio ambientale al “centro storico”, i cui caseggiati si sviluppano per lunghe schiere tutt’attorno alla strada diretta al valico. Si consiglia di iniziare la visita dall’estremità inferiore del paese, seguendo la strada maestra che sale tra rustiche e linde facciate appartenenti in gran parte alle ricostruzioni “post sisma”; del più antico passato rimane quà e là ancora visibile qualche testimonianza: una chiave di volta in arenaria scolpita che occhieggia sulla facciata di un fabbricato, pietre squadrate di antica fattura ricollocate nelle ricostruzioni murarie, fusti di colonnine ed altri ornati in arenaria. Percorse poche decine di metri si raggiunge lo spiazzo della chiesa parrocchiale, il cui campanile isolato costituisce l’elemento “emergente” dell’abitato: si tramanda che il campanile sia uno dei pochi manufatti parzialmente “sopravvissuti” al sisma del 1920: la costruzione è caratterizzata da un bell’ornato in pietra, con coronamento di cuspi e massicce pietre cantonali. La parrocchiale, poco più discosta, mostra una facciata semplice, con tetto a due falde.

Ospitaletto è una piccola ma accogliente stazione turistica sia estiva che invernale, lungo la strada che porta al vicino passo di Pradarena.