“Ligonchium o Ligontum, Lingonchio, villa e chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea con titolo di prevostura nelle montagne di Reggio, e nel vicariato di Piolo, insieme con cui era feudo della nobil famiglia di Dallo, e fu un de’ luoghi che da Bartolommeo di Andriolo da Dallo furon nel suo testamento del 1383 lasciati a Guglielmo e a Ludovico figli di Veltro da Vallisniera, e fratelli di Adelasia sua moglie. Il Castello però e la Terra erano del Monastero di Frassinoro, ed è nominato Aligonte tra’ possedimenti di esso in una carta del 1164. Quindi castrum terre Ligonti cum villa Ligonchij, fu un di que’ luoghi che il detto monastero cedette in enfiteusi perpetua l’anno 1429. Al march. Niccolò III e quindi nove anni appresso, cioè nel 1438 Veltro figlio del suddetto Guglielmo da Vallisniera cedette allo stesso marchese tutti i diritti che aveva in Ligonchio. Ora è feudo della Famiglia Cantuti.” (G.Tiraboschi. dizionario topografico storico degli Stati Estensi.1821-25).
Il centro storico di Ligonchio è suddiviso in due agglomerati urbani situati rispettivamente a nord ed a sud di un ripido colle sul quale nel medioevo si ergeva un’importante torre difensiva. Di questi due nuclei, il più antico è probabilmente quello rivolto a settentrione, che è anche il più ricco di testimonianze storico-architettoniche.
Si consiglia di iniziare la visita nel borgo dallo slargo, ombreggiato da un grande faggio, antistante il Municipio; imboccata, sulla destra, in direzione nord, la strada maestra del paese (“via Valle”), si incontra dopo pochi metri il piazzale della chiesa parrocchiale, sovrastato dall’alta torre campanaria. Il fabbricato religioso, dedicato a Sant’Andrea, mostra una semplice facciata a capanna, rivolta ad occidente; una porta laterale risale al XVII sec., mentre il campanile venne eretto nella prima metà del XVIII° sec. Ricostruita dopo il sisma del 1920, mostra in facciata due lesene con un portale sormontato da una finestra quadrilobata.
In corrispondenza dei caseggiati adiacenti alla chiesa, verso nord, sono osservabili numerosi elementi costruttivi risalenti al XVII e XVIII sec.: un edificio conserva una pregevole facciata, di probabile origine seicentesca, purtroppo in stato di abbandono come attestano i larghi stipiti riquadrati delle finestre in arenaria.
A breve distanza è invece osservabile un fabbricato di probabile origine settecentesca, con portale in arenaria ad arco cuspidato che si apre a livello del piano terreno.
Proseguendo lungo la strada maestra si raggiunge, dopo poche decine di metri, un agglomerato di caseggiati, con stretto sottopasso, ove sono visibili alcuni interessanti fabbricati d’epoca: tra questi è notabile una rustica costruzione con strette finestre riquadrate e massiccia muratura in pietra, indicativa delle caratteristiche costruttive degli edifici rurali alto appenninici del XVIII sec.
A breve distanza, presso il sottopasso, è invece visibile un portale ad arco con chiave di volta incisa, risalente al XVIII sec.; poco oltre si stagliano alcuni essiccatoi per castagne, con caratteristica pianta rettangolare e tetto a due spioventi. E’ altresì degno di osservazione un portale trapezoidale in legno di castagno, che si apre in facciata ad un edificio che racchiudeva elementi costruttivi di età medievale. Un terzo portale con arco a tutto sesto in pietra accuratamente lavorata, decorato in chiave con il simbolo bernardiniano, reca il millesimo “1650”. Una nicchia muraria conserva invece una bella immagine a tutto tondo della Beata Vergine.
Il nucleo superiore di Ligonchio, benché più povero di vecchie testimonianze culturali, è tuttavia meritevole di visita per l’ambientazione offerta da alcuni suoi scorci: per incontrarli conviene risalire la strada provinciale diretta al passo di Pradarena, sino a raggiungere l’imboccatura di via della Pioppa, che costituisce probabilmente l’antica “strada maestra” di questo nucleo abitativo.
Risalendo il vicolo, tra stretti caseggiati che prospettano sulla via, s’incontra un fabbricato percorso da sottopasso che conserva una finestrella decorata a fasce, recante un millesimo seicentesco. All’interno di una nicchia muraria che si scorge nel sottopasso è visibile una icona marmorea siglata “M.B.C. 1767” raffigurante la Beata Vergine col Bambino.
Un vicino edificio reca invece un portale settecentesco con architrave scolpito.
Proseguendo tra stretti sottopassi, angusti vicoli e rustici caseggiati in gran parte ristrutturati si sfocia nuovamente nella strada provinciale in prossimità dell’oratorio dedicato a San Rocco, che costituisce uno dei principali monumenti architettonici di Ligonchio. La costruzione, che presenta caratteri costruttivi propri dell’architettura religiosa alto-appenninica del XVII sec., mostra tuttavia in facciata numerosi altri elementi riconducibili ad epoche precedenti, come attesta da un millesimo del XVI sec. visibile nello stipite del portale di facciata. Quest’ultimo è di forma quadrangolare, realizzato in arenaria locale, finemente scolpita con l’architrave sormontato da una cornice a dentelli. In corrispondenza dello stipite destro compare il millesimo “1576”, affiancato da una rosa inscritta. Altre rose sono incise nell’architrave, unitamente alla dicitura “RESTAURATU 1634”. Il portale è affiancato da due finestrelle sormontate da una cornice decorata a dentello con massiccia mensola di davanzale.
A Ligonchio è infine notabile la centrale idroelettrica, realizzata negli anni ’20, che costituisce un pregevole esempio di architettura “eclettica”, in stile “floreale”, indicativa dei canoni costruttivi di quegli anni.
 
Ligonchio è il punto di partenza per escursioni nell'alta valle del torrente Ozola e alle cascate del Lavacchiello, uno degli ambienti meglio conservati e selvaggi dell'Appennino reggiano, ottimo anche per la pesca sportiva alla trota.
Da Ligonchio si passa per raggiungere la località turistica estiva e invernale di Ospitaletto e il passo di Pradarena.