Località tra le più antiche dell’alto appennino reggiano, citata in documenti del IX sec.; antico possesso della contessa Matilde di Canossa, conserva viva memoria del suo passato in numerosi edifici che posseggono elementi di notevole interesse storico-architettonico.
Si consiglia di iniziare la visita nel borgo dalla bella chiesa parrocchiale, che sorge isolata poco a valle dell’abitato; l’edificio è caratterizzato da una facciata arricchita da pregevoli ornati in pietra scolpita che contornano il portale d’ingresso e la soprastante finestrella lobata. Il fabbricato costituisce un’importante testimonianza dell’architettura sacra settecentesca dell’alto appennino.
Abbandonato l’edificio religioso si entra nel borgo, seguendo la ripida strada maestra che risale tutto l’abitato scorrendo a lato di vecchie costruzioni articolate scalarmente lungo il pendio, che recano frequentemente sulle facciate elementi lapidei di origine medievale; tra questi sono assai significativi i portali sagomati a mensole concave o convesse, tipici del XIV-XV sec.; alcune pietre di recupero mostrano invece raffigurazioni scultoree, che si ispirano direttamente all’iconografia simbolica medievale: mascheroni, simboli della spirale e della rosa a sei petali, unitamente a sigle e diciture con millesimi quattrocenteschi e cinquecenteschi.
Alcuni dei fabbricati prospettano su piccole aie pavimentate con lastre squadrate di arenaria: una di questa, al centro dell’abitato, è stata teatro di un cruento fatto di sangue avvenuto nel corso dell’ultimo conflitto mondiale quando il paese subì una durissima rappresaglia da parte delle truppe tedesche.
Nell’estremità superiore del borgo è visibile il più antico portale quattrocentesco dell’alto appennino reggiano, affacciantesi sul prospetto di uno degli ultimi esempi di fabbricati medievali rimasti visibili nella montagna; il manufatto è caratterizzato da un ampio tetto a due falde in lastre di arenaria, mentre all’interno si conservano originali volumi d’epoca. Notabile, nel retro, una finestrella decorata in architrave con un segno propiziatorio spiraliforme.
Di fronte ad esso è notabile un altro fabbricato, con tipica rampa di scale coperta (“balchio”) che ha anch’esso in gran parte conservato le originarie caratteristiche architettonico-costruttive. Particolarmente significativo il portale, recante in chiave il millesimo “1674”.
Abbandonato Cervarolo, l’itinerario prosegue lungo la strada provinciale diretta a Civago, incontrando, dopo circa 1 Km il bivio con la carrozzabile che scende sulla sinistra in direzione di Morsiano e Novellano.