Alpestre villaggio, tra i più suggestivi dell’alto appennino, il cui nucleo antico sorge sulla sommità di uno scoglio roccioso che si eleva alla confluenza tra il Canale Cerretano ed il Fiume Secchia. L’asprezza dei luoghi descritta efficacemente da Filippo Re che nel suo “Viaggio agronomico nella montagna reggiana” cita testualmente: “Situata poco lunge dall’origine di Secchia al Nord-Est, cinta dall’alpi al Sud ed Ovest, rimane esposta a tutta la furia dell’Aquilone. L’inverno vi è qui lunghissimo e crudele”.
Luogo di antichissime memorie, è probabilmente identificabile con la “curte in loco… Cereto….. juxta fluvio…Siecla” che la Regina Cunegonda donò al Monastero di Parma nell’835.
Nel XII sec. la chiesa di S. Giovanni Battista è elencata tra quelle che dipendevano dalla Pieve di Campiliola, presso Castelnovo Monti. Nel XIII sec. apparteneva a Bonaccorso da Vallisnera mentre nel 1237 gli uomini di Cerreto giuravano fedeltà al comune di Reggio. Anche l’Abbazia di Marola vi possedeva terreni tra il XII ed il XIII secolo. A lungo conteso tra i Vallisneri ed i Da Dallo, passò infine agli Estensi nel XV sec., rimanendo sotto il loro dominio sino all’Unità d’Italia.
Nell’estremità settentrionale della rupe rocciosa, sulla quale è arroccato il borgo, si innalzava una torre difensiva, che figura nelle antiche mappe.
L’abitato è diviso in tre nuclei di fabbricati: il primo, certamente il più antico, è arroccato attorno alla chiesa parrocchiale; gli altri due sono invece situati alla destra idrografica del Canale Cerretano e sulla sommità del colle che sovrasta l’abitato. Le tecniche costruttive dei fabbricati sono quelle proprie dell’alto appennino: manto di copertura che originariamente era costituito da lastre di pietra o paglia di segale, edifici di piccole dimensioni disposti su due livelli, piccole aie lastricate, murature eterogenee in pietra con rinforzi d’angolo in blocchi ben squadrati di arenaria “macigno”, portali e finestre in arenaria appenninica, di pregevole qualità artistica; piccole finestre e numerose immagini sacre in marmo apuano situate in vari punti dell’abitato.
La conformazione del borgo rispecchia le difficili condizioni ambientali: gli edifici sono infatti strettamente addossati in modo da assicurare una efficace protezione nei confronti delle avversità climatiche.
Si consiglia di effettuare la visita seguendo la strada lastricata che inizia in prossimità del ponte sul Canale Cerretano, nell’estremità orientale dell’abitato; percorse poche decine di metri tra rustiche facciate in muratura di pietra e pilastri votivi contenenti pregevoli immagini devozionali in marmo, si incontrano due portali lapidei ottocenteschi realizzati in stile “eclettico”; di fronte si apre lo spiazzo della vecchia “Osteria” di Cerreto Alpi, tuttora connotata da uno tra i più significativi portali seicenteschi dell’alto appennino reggiano. Si noti, nello spigolo della muratura, la dicitura: “gonfio v’attendo ma non però satollo, sazio vi rendo ma poi ben affamato….” La “filastrocca” fa riferimento all’attività dell’Oste, che attende i clienti con la loro “borsa” del denaro ben colma per poi saziarli lasciandoli però “magri” di quattrini.
Il percorso lastricato prosegue tra le schiere edilizie giungendo in prossimità del bivio con la carrareccia che scende sulla destra in direzione del vecchio mulino di Cerreto; l’edificio, oggetto di un recente pregevole intervento di recupero a cura dell’Ente Parco, fu probabilmente eretto agli inizi del XIX sec.: è caratterizzato da ampie volte dentro cui erano situate altrettante ruote orizzontali in legno che azionavano le macine per la produzione della farina di castagna e di cereali.
Abbandonato il bivio si raggiunge un piccolo slargo, in corrispondenza del quale, sulla sinistra, è visibile un artistico portale settecentesco, con arco a tutto sesto e chiave di volta sormontata da una sfera augurale; alla destra invece si intravede la vicina chiesa parrocchiale, che sovrasta le case del borgo, innalzandosi direttamente sulla roccia.
Nei pressi si possono osservare alcune aie pavimentate con lastre di arenaria sulle quali prospettano altrettante caratteristiche “tegge appenniniche” con falde del tetto ancora parzialmente coperte in lastre di arenaria. Una di queste “tegge” è particolarmente significativa in quanto presenta un aggetto del tetto sorretto da colonne in arenaria, mentre sui prospetti murari sono visibili immagini sacre in marmo.
L’edificio religioso, dedicato a San Giovanni, conserva il portale settecentesco, datato 1724, ornato con cartigli, volute e ghirlande, in sintonia con lo stile dell’epoca ed assimilabile all’analogo portale della chiesa di Cecciola. All’interno sono notabili i sedili lapidei del coro, risalenti al 1664.
Ripercorrendo a ritroso l’itinerario di visita, si può scendere nuovamente al ponte sul canale Cerretano, ove s’innalzano i caseggiati del complesso rurale seicentesco dei Ferretti, con pregevoli portali d’epoca ed essiccatoi per castagne. Oltrepassando il torrente ed entrando nell’antistante nucleo rurale si osservano numerosi altri bassorilievi devozionali in marmo che raffigurano prevalentemente Sant’Antonio e la Vergine, mentre portali ad arco sormontati da cuspidi incise si affacciano sulle facciate di altrettante abitazioni.
All’interno del vicino grande castagneto che ammanta i versanti montuosi alla sinistra del Riarbero, sono presenti numerosi vecchi essiccatoi per castagne, alcuni dei quali recano millesimi del XVIII sec.

Cerreto Alpi ospita una interessante esperienza di turismo di comunità, in cui tutto il paese è coinvolto in un progetto di ospitalità. Per informazioni, rivolgersi alla cooperativa I Briganti del Cerreto.