La località è citata sin dal XIV sec. in documenti riguardanti un beneficio inerente la chiesa di Camporella.
Il censimento estense del 1415 vi attesta la presenza di 36 abitanti, parte dei quali ospitati entro edifici di muratura. Castagneto appartenne poi al feudo dei Da Vallisnera, come risulta da un atto di conferma di Lionello d’Este del 1444.
La parte più caratteristica del borgo è localizzata nell’estremità settentrionale del moderno centro abitato, nelle adiacenze dell’oratorio dell’Annunciazione, facilmente riconoscibile per la rustica facciata a capanna di probabile realizzazione ottocentesca. Numerosi caseggiati conservano la muratura in pietra a vista, che ha assunto nel corso degli anni una caratteristica tonalità giallastra, dovuta alla lenta ossidazione della roccia calcarea. In corrispondenza di alcuni di questi fabbricati sono osservabili portali di buona fattura, interamente realizzati in arenaria, alcuni dei quali risalenti al XVIIsec.; uno di questi è particolarmente significativo per il ricco corredo di incisioni simboliche che compaiono in architrave. E’ tradizione che il paese sorgesse anticamente in un altro luogo, che fu sconvolto da una frana in epoca imprecisata. In effetti dalla zona in cui si presume esistesse il vecchio centro abitato, provengono pregevoli architravi scolpiti con simbolismi medievali che attestano la reale
esistenza di antichi fabbricati.

Pieve S. Vincenzo è citata, forse per la prima volta, in un documento del 1197, mentre gli estimi estensi del 1415 vi censiscono l’esistenza di alcuni fabbricati in pietra con tetto in lastre (case “muratae et copertae plagneis”). In questa località si innalza l’omonima chiesa che, con titolo di “pieve”, ebbe grande importanza nel medioevo, epoca in cui aveva giurisdizione su un vasto tratto dei due versanti dell’alta val d’Enza. E’ tradizione che l’edificio religioso venisse eretto per volontà di Matilde di Canossa, che provvide anche a realizzare un ponte sull’Enza al fine di favorire il transito dei fedeli provenienti dalla sponda parmense. L’antico edificio religioso, gravemente danneggiato dal terremoto del 1920, fu completamente ricostruito in falso stile subito dopo la seconda guerra mondiale. Della vecchia chiesa plebana rimane soltanto il fonte battesimale (peraltro assai rimaneggiato) e qualche frammento lapideo sparso.